“Di fulmini e tempesta”
(Marsilio Editori)

La Piave
Il rapporto che unisce Maria al fiume accompagna tutta la vicenda della protagonista, in senso reale e simbolico: una forza trascinante e vitale dove vita, morte, speranza si mescolano di continuo.

I paesaggi di Maria
Il romanzo è ambientato nelle terre d’acque del Basso Piave, nel Veneto Orientale. La dimensione degli orizzonti e di vari specchi d’acqua, tra fiumi, canali e laguna, è ricorrente e spesso partecipa, nella storia, della stessa esigenza di libertà.


Il porto fluviale e la golena a Noventa di Piave
Per Maria il rapporto con il fiume è la sua storia. Era nata a Noventa di Piave, sede di un vivace porto fluviale (oggi non più visibile), dove lavorava anche suo padre. Alcune cartoline d’epoca raccontano quel mondo di acqua e lavoro.
La golena di Noventa di Piave conserva la storia del vecchio porto fluviale con alcuni ingrandimenti fotografici e un pannello. Un tuffo verde nei ricordi e in uno spazio tranquillo vicino al fiume. Il porto aveva origini antiche (X sec. d.C.). Fu in seguito alla Grande Guerra che l’attività si ridusse progressivamente a quella di estrazione e del trasporto di ghiaia e sabbia del fiume, terminando verso la fine degli anni ’60 del secolo scorso.


Lo Iutificio di San Donà di Piave
Maria lavorava presso lo iutificio di San Donà di Piave. Era stato fondato nel 1908. Distrutto dalla Grande Guerra, all’inizio degli anni ’20 del Novecento era nuovamente in funzione. Era dotato di stanze per l’allattamento e nelle sue immediate vicinanze sorgevano alcune case operaie. Alla vigilia di Caporetto (24 ottobre 1917) lavorano al suo interno circa 850 persone, di cui la maggior parte erano donne.
Nel 1933 all’interno dello Iutificio lavoravano 55 uomini e 508 donne, delle quali: il 73% aveva dai 17 ai 29 anni, il 17% tra i 30 e i 39 anni, il 7% tra i 40 e i 49 anni, il 2% tra i 50 e i 59 anni, l’1% tra i 60 e i 69 anni.
Tra il 1935 e il 1939, vicino allo stabilimento, fu creato l’Asilo Iutificio.

San Donà di Piave e la Grande Guerra
Maria porta su di sè i segni drammatici di due guerre. Tra questi: la memoria della distruzione del Basso Piave, del ritorno della malaria e dell’epidemia di Spagnola. La sinistra Piave (tra cui San Donà e Noventa) furono occupate dalle truppe austro-ungariche. Parte della popolazione lasciò il territorio, parte rimase invece in zona occupata. Per ostacolare l’avanzata austroungarica furono messe fuori uso dagli italiani e distrutte le idrovore, con il conseguente ritorno delle paludi e della malaria.

Attilio Aurelio Rizzo e San Donà di Piave
Attilio Aurelio Rizzo (Villadose, 16 marzo 1885 – Gusen, 5 gennaio 1945), arrivò a San Donà di Piave nel 1919. La città, zona di prima linea che si affaccia sul Piave, era un brulicare di cantieri per la ricostruzione e Rizzo fu assunto quale geometra comunale, impegnandosi nell’opera di ricostruzione della città. I primi uffici furono accolti in baracche posizionate in piazza Indipendenza, come mostra il particolare di una cartolina d’epoca.


L’ufficio di Attilio Rizzo
Già nei primi anni ’20 del Novecento Rizzo, per restare un uomo libero, lasciò il comune e aprì un proprio studio professionale, esercitando l’attività di geometra. Trovò una destinazione definitiva presso il palazzo dell’allora Cassa di Risparmio, in pieno centro cittadino e affacciato su Piazza Indipendenza. Allo stesso piano dell’edificio si trovava anche l’ufficio del ragionier Giovanni Baron che, insieme a Rizzo, fu impegnato nella Resistenza.
L’edificio fu realizzato su progetto dell’architetto e ingegnere Camillo Puglisi Allegra; venne inaugurato l’8 Gennaio 1928. Il palazzo è caratterizzato da pregevoli interni per motivi decorativi e ornamenti in ferro battuto. All’esterno dell’edificio, decorazioni ispirate a cornucopie, abbondanti cesti di frutta e motivi agrari, ricordano l’auspicio alla prosperità e all’abbondanza.


L’Oratorio don Bosco e i proclami clandestini
Presso l’Oratorio don Bosco, venivano stampati i proclami clandestini di Attilio Rizzo. Lì, all’ombra dei portici assolati Arturo, uno dei figli di Attilio, incontra don Jovich per accingersi a quell’impresa (cap. 3). Una prima parte dell’edificio fu inaugurata il 21 Settembre 1930.



Piazza Indipendenza
Maria si ritrova in più occasioni nella piazza principale e nelle sue immediate vicinanze, in particolare in occasione di quanto accade il 10 gennaio 1944. Attorno a questo spazio si affacciavano alcuni edifici importanti, quali, ad esempio: il Municipio, le Scuole, il Palazzo del Consorzio di Bonifica.
Il progetto della piazza era stato approvato definitivamente nel 1860 e nel 1862 erano iniziati i lavori. Era prevista un’ampia superficie, circondata da portici su tre lati. A chiudere scenograficamente la piazza, nel 1865, iniziò la costruzione del Municipio, terminato nel 1872.
Dai portici un tempo si accedeva al “Teatro Sociale”, primo teatro cittadino, nato alla fine dell’Ottocento. Il 15 Novembre 1931, in Piazza Indipendenza, fu inaugurato il Monumento all’aviatore Giannino Ancillotto, Medaglia d’Oro della Grande Guerra e asso dell’aeronautica italiana, nato a San Donà di Piave nel 1896 e morto a Caravaggio, in un incidente d’auto nel 1924.
Nel 2012 Piazza Indipendenza è stata interessata da un intervento di pedonalizzazione che ha comportato anche lo spostamento del Monumento Ancillotto dall’originaria posizione (al centro della piazza) a quella attuale.



Il Duomo
Una prima cappella intitolata alla Madonna delle Grazie risale al 1476. Successivamente il duomo fu edificato in forme solenni nel 1841, anche con successivi interventi. Distrutto dalla Grande Guerra fu ricostruito e consacrato il 19 settembre 1925.
Protetti dal pronao del Duomo, nella facciata principale, fiancheggiano il portale centrale: a sinistra un’edicola con un crocifisso ligneo ritrovato tra le macerie della chiesa distrutta dalla Grande Guerra; a destra un busto che ricorda la figura di mons. Luigi Saretta (Montebelluna, 1885 – Treviso, 1964), inaugurato il 2 giugno 1965. Saretta era giunto a San Donà di Piave nel giugno del 1915 e ci restò quale arciprete fino al 1961.
Nel capitolo 47, Bufera e Vito si soffermano a osservare la particolare decorazione presente sul timpano del duomo.

La vecchia canonica
Un’immagine del corso principale di San Donà (allora via Roma, oggi Corso Silvio Trentin). Sulla destra, al termine della via, prima del Duomo, si può vedere la canonica, ricordata anche nel romanzo.

Attilio Rizzo e monsignor Saretta
Per Maria due figure importanti sono Attilio Rizzo e monsignor Luigi Saretta.
Una cartolina d’epoca degli anni Venti mostra il gruppo di coloro che si occuparono della ricostruzione della chiesa dopo le devastazioni della Grande Guerra. L’edificio fu consacrato il 19 Settembre del 1925. Nell’immagine: in seconda fila, Attilio Rizzo è il primo che svetta a sinistra; monsignor Saretta è invece seduto al centro.

L’idrovora di Cittanova
In più occasioni viene ricordata l’idrovora di Cittanova (San Donà di Piave), quando si parla delle terre di bonifica.
Dora ricorda all’amica le loro origini comuni, che affondano in quel territorio (cap. 33). Costruita nel 1901, l’idrovora di Cittanova fu distrutta durante la Grande Guerra e presto riedificata.


Il ponte di San Donà di Piave
Maria osserva da lontano, senza essere vista, la tumulazione di Silvio Trentin (San Donà di Piave, 1885 – Montastier di Treviso, 1944), che fu sepolto il 14 marzo 1944, verso sera, nella tomba di famiglia a San Donà di Piave. Non fu consentito il transito del carro nel centro cittadino. Nel capitolo 15 si immagina il passaggio sul ponte, vigilato da gendarmi, per giungere a destinazione.
Sul ponte di San Donà si ritrovano a ragionare anche Bufera e Vito (cap. 6).
Fino al 1875 il collegamento con l’altra sponda del Piave era garantito da un passo, in seguito sostituito da un ponte in legno nel 1876, distrutto da una piena. Fu ricostruito nel 1886 con una struttura principale in ferro. Il ponte venne fatto brillare dagli italiani il 9 Novembre 1917, in seguito allo sfondamento di Caporetto, quando l’ultima difesa italiana si attestava sul Piave e si rimossero quindi tutti i passaggi sul fiume per ostacolare l’avanzata nemica. Al termine del conflitto fu costruito inizialmente un ponte in bragozzi, sostituito poi da uno in legno aperto al transito nel Maggio 1919. L’attuale ponte (detto“della Vittoria”) fu inaugurato il 12 Novembre 1922: è dedicato al Duca d’Aosta, Comandate della Terza Armata schierata sul Piave, al tempo della Grande Guerra. Nel corso dei bombardamenti della seconda guerra mondiale fu danneggiata una campata, in seguito ripristinata. Gli attuali colori del ponte sono frutto di un progetto dell’architetto Ettore Sòttsass, all’inizio degli anni duemila.

Il ritorno di Silvio Trentin
Il 6 settembre 1944, Silvio Trentin rientrò a San Donà di Piave, accolto come un eroe, dopo il lungo periodo di esilio volontario in Francia, dove si trovava dall’inizio del febbraio 1926. Maria assiste al suo rientro e all’entusiasmo in città (cap. 2). Per ricordare quel giorno fu realizzata una lapide, posizionata presso l’Albergo Battistella e oggi, invece, murata nel sottoportici del palazzo municipale. Dopo l’8 settembre Silvio Trentin ritornò in clandestinità, diventando uno dei riferimenti per il CLN e la Resistenza nel Veneto.



In centro
Il corso principale di San Donà di Piave, che in origine si chiamava via Maggiore (successivamente via Vittorio Emanuele e via Roma), fu dedicato a Silvio Trentin dopo la Liberazione. Molti sono i luoghi e i segni dedicati a questa illustre figura dell’antifascismo europeo. Ce li ricorda anche il Centro Documentazione e Ricerca Trentin di Venezia.

Il Piccolo Rifugio e Lucia Schiavinato
Maria e Giacomo, nel corso della loro storia, incontrano il Piccolo Rifugio e Lucia Schiavinato, che diventerà per loro un porto sereno e di affetto.
Il Piccolo Rifugio fu aperto da Lucia Schiavinato l’antivigilia di Natale del 1935, affittando una stanza in Vicolo Nuovo a San Donà di Piave, destinato alla cura di anziani, bisognosi e disabili. Nel 1939 fu trasferito nella sede attuale, acquistata da Lucia con l’eredità paterna e vicina alla casa di famiglia. Tra le due abitazioni venne poi eretta la Cappella dell’Adorazione, su progetto di Attilio Rizzo. Dal 28 aprile 2018 al suo interno fu traslata la salma di Lucia Eleonora Schiavinato (1900-1976).
Nel tempo, in Italia, furono aperti altri Piccoli Rifugi. Ad oggi si trovano a Trieste, Verona, Ferentino (in provincia di Frosinone), Ponte della Priula e Vittorio Veneto in provincia di Treviso.

Vicino al Duomo
Nel capitolo 31, nella piazzetta accanto al Duomo, vicino alla strada, si ritrovano Zanlevio e Bufera, con il suo cane Tuono.

I portici
Una cartolina d’epoca mostra i portici del palazzo della banca, lungo i quali Maria e Giacomo passano in un’inedita passeggiata (cap. 20).


Nelle terre della Livenza: l’idrovora del Termine
Maria ritrova l’amica Dora nelle terre della Livenza. Tra le “cattedrali dell’acqua” delle terre di bonifica del Veneto Orientale, nel capitolo viene ricordata la bellissima Idrovora del Termine, inaugurata nel 1922, durante il Congresso Regionale Veneto delle Bonifica, di cui Silvio Trentin fu l’anima principale. Mattoni rossi, vetri a formelle colorate che al tramonto si specchiano sull’acqua. Dentro: le ceramiche di Gregorj e le grandi turbine. Ancora oggi l’impianto idrovoro è un importante presidio per il Veneto Orientale, grazie agli uomini e alle donne della bonifica che quotidianamente vigilano con impegno e passione su queste terre, bellissime quanto fragili.


Lungo la Piave Vecchia
Maria si trova in viaggio lungo la Piave Vecchia, verso Caposile (cap. 18). Lì si trova anche un suggestivo ponte a bilanciere, risalente al 1927, che sorge in prossimità del punto in cui le acque del Sile si immettono nella Piave Vecchia.

Il Foro Boario ovvero Piazza Attilio Rizzo
Nell’Ottobre del 1945, l’antico Foro Boario fu rinominato Piazza Attilio Rizzo, poiché lì si trovava la sua casa. Sul luogo del vecchio edificio è presente una lapide che ricorda quella dimora e lo stesso Rizzo.
Dopo la Liberazione diverse strade assunsero nuove denominazioni in onore dei martiri. Tra queste: via Giovanni Baron (collaboratore di Rizzo), Corso Silvio Trentin, via Tredici Martiri etc.

San Donà di Piave, città decorata
San Donà di Piave è città decorata con Croce al Merito di Guerra per il primo conflitto mondiale e, dal 1952, con Medaglia d’Argento al Valor Militare per la Resistenza.
Presso i sottoportici del Municipio di San Donà di Piave sono presenti alcuni segni della memoria, tra i quali: la lapide commemorativa della liberazione della città (che avvenne il 26 aprile 1945, tre giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate), la lapide commemorativa del ritorno di Silvio Trentin a San Donà (6 settembre 1943) e un bassorilievo che ricorda l’eccidio dei Tredici Martiri (28 luglio 1944).